La scelta di raccontare per immagini la passamaneria fa parte di un’idea più ampia, nonché quella di scrivere con la “penna di luce” la memoria delle generazioni future.
Come affermava Henri Cartier-Bresson – La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi […] – e io mi sono limitato a prendere degli appunti di un’arte industrializzata che continua a tessere e diffondere la bellezza nel mondo.
Il vero potere di una fotografia è il silenzio, è la sospensione nel tempo e nello spazio che la rende così unica.
I fotografi però non sono delle entità sospese nello spazio-tempo e le immagini che ottengono sono il frutto di un’esperienza multisensoriale che porta a premere il pulsante di scatto in quel preciso istante, l’istante decisivo.

Ho trasformato il mondo in immagini, le immagini in suono e il suono in materia.

L’ambiente in cui viviamo è frutto delle sedimentazioni di secoli. Costruzioni anonime si sono inserite tra palazzi di pregio, alcuni si sono conservati, di altri non è rimasto neppure il ricordo, decorazioni barocche hanno preso il posto di analoghi interventi gotici. Ciò che adesso è Chieri, come qualsiasi altro luogo o città, è il frutto di scelte del passato più o meno valide, più o meno avvedute, ma tutte portatrici di tracce imprescindibili di cui si deve tenere conto se si vuole vivere un luogo in modo consapevole.

La parte più qualificante della mappatura è relativa ai motivi profondi della scelta di inclusione: contesto, qualità, innovazione, sostenibilità, citazioni su riviste di settore. Cinque criteri di scelta su cui giudicare la bontà di tutto il lavoro. Per arrivare alle schede passando dal web si può sfruttare una semplice mappa del territorio, la nostra ‘vetrina’ su cui le posizioni degli edifici sono contrassegnate da evidenziatori. Passando il ‘mouse’ del pc su di essi, viene alla ribalta un ‘foglio’ contenente i dati fondamentali della singola opera; cliccando su un ulteriore link si apre la schedatura completa.

Per ogni architettura è possibile conoscere i riferimenti toponomastici, vedere materiale iconografico (fotografie, ma anche mappe e disegni), conoscere l’anno di costruzione, i progettisti, i criteri di scelta ed una breve descrizione dell’opera, attinta da pubblicazioni o dal sito dello studio di progettazione o da altre fonti citate.

Alcuni edifici sono illustrati da scatti d’autore in bianco e nero, capaci di esaltare tutte le atmosfere connesse con sapienti giochi di luci ed ombre, come è possibile ammirare in questa mostra. Il catalogo della mostra sarà consultabile sulla rivista di cultura e promozione del territorio Picchioverde. L’obiettivo dell’iniziativa è di offrire uno strumento in continuo divenire, utile agli studenti, agli appassionati, agli studiosi, o semplicemente a chi ama indistintamente le cose belle.