Il duplice lavoro che si vuole presentare in quest’esposizione è la commistione del lavoro artistico di Gianni Cazzin e Giancarlo Cazzin (Volpi), rispettivamente padre e figlio.
I due autori hanno il piacere di raccontare il paesaggio attraverso il linguaggio dell’arte, in particolare con quello della pittura e della fotografia.
Da sempre il padre tessitore e il figlio architetto coltivano la passione dell’arte figurativa riuscendo ad integrarla con i propri impegni lavorativi. In realtà come si evince da una breve conversazione con loro, l’arte non è un semplice passatempo ma è un elemento che da qualità alla vita, è parte integrante del loro essere.
È proprio quest’integrazione di vita e arte che l’Associazione CiocheVale è lieta di presentare in occasione dell’evento Di Freisa in Freisa.
Il tema comune è il paesaggio vitivinicolo, in omaggio alla manifestazione chierese, visto attraverso l’occhio del pittore Gianni e del fotografo Giancarlo.
Un paesaggio che non è quello dei geografi e nemmeno quello degli architetti e urbanisti, ma che è «teatro nel quale ognuno recita la propria parte facendosi al tempo stesso attore e spettatore» (Turri, 1998, p.25).
Molto spesso il paesaggio si stacca dalla definizione materica del termine e diventa un non luogo come i paesaggi dei sogni e i paesaggi di casa. Il paesaggio metafisico, cioè il paesaggio: del sogno, delle emozioni, dei sentimenti è qualche cosa di più che un semplice luogo.
Questo paesaggio universale trova spazio tra le ampie tele di Gianni Cazzin.
Come lui stesso racconta «I miei quadri rappresentano alberi interi, ambienti collinari, intere volte celesti, se le tele fossero piccole questi soggetti non ci starebbero nella loro totalità».
Lo spazio osservato da Gianni prende vita attraverso la pittura ad olio che permette di donare tridimensionalità e movimento ai soggetti rappresentati.
Come l’evoluzione naturale della rappresentazione per immagini, il figlio Giancarlo porta il paesaggio tra le colline del Freisa attraverso il più moderno sguardo fotografico.
Le fotografie fanno parte del progetto Wine (2014-2016) di cui il Dott. Gianpaolo Fassino, direttore della rivista Picchioverde, scrive «Un lavoro fotografico di prossimità, che cerca però di guardare al mondo della vigna e del vino piemontese con occhi nuovi. L’autore accantona ogni desiderio ‘pittorialistico’: rimarrebbe quindi deluso chi cercasse in queste stampe stilemi stagionali classici quali “Vigna d’autunno” o “Vigna sotto la neve”. Analogamente Cazzin non indugia minimamente alla retorica della nostalgia del “buon tempo antico”, non vi è in questo lavoro nessuna “georgofilia nostalgica” (Beccaria, 1988, p. 73) per il mondo contadino del passato: è il complesso e concreto lavoro agricolo del vitivinicoltore astigiano il soggetto fotografico».
Inoltre le fotografie sono state stampate sulla pregiata carta realizzata a mano giapponese in fibra di gelso (per richiamare la tradizione piemontese di bachi da seta) utilizzando il vino come pigmento e non il comune inchiostro, che tra l’altro non è un prodotto a basso impatto ambientale.
Questa mostra promossa dall’Associazione Ciochevale si lega al progetto a lungo termine Pistaaa per promuovere il territorio attraverso l’arte, come già fatto con l’interpretazione del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto da parte di alcuni artisti locali.
